Questa cosa qui, che ancora fatico a pensare che sia vera, se lo è, è tristissima: perfettamente postmoderna, cioè decontestuale e autorefenziale (sia pure di un'autoreferenza situazionista, svincolata dal principio di non contraddizione), suggerisce un Make yourself your Catholic Religion di echiana memoria (il mirabile esercizio del primo Diario minimo).
Emblematica (se è vera: ripeto) la frase dell'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità".
C'è tutto un mondo: il "per me" che richiama l'ombelicale autoreferenzialità di antica derivazione protagorea; la commistione tra "tradizione" e "identità" nella quale il cambio d'aggettivo svela l'intento di appropriazione (insomma, il senso è "il cristianesimo è nostro").
E, appunto, l'esibizione luccicante del possessivo in prima plurale, che evoca contiguità semantiche ("Padroni a casa nostra", ad esempio) in senso esclusivistico.
Alla fine, questo Natale è come quello delle canzoni americane e delle pubblicità televisive: bianco, appunto.
Quello vero, come si sa, è un'altra cosa.
mercoledì 18 novembre 2009
martedì 17 novembre 2009
idee diverse di "pubblico impiego"
Non tanto per i contenuti, quanto per la sincronia con un altro evento , colpisce il discorso di Renzo Tondo, Presidente della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia, nel corso di uno degli appuntamenti più importanti dell'anno a Pordenone, l'assemblea degli industriali, tradizionale momento per "fare il punto" della situazione nel territorio.
A quel che leggo sul "Messaggero", Tondo afferma tra l'altro (ripetendo un pensiero già espresso nelle settimane scorse) che non intende concedere aumenti ai dipendenti pubblici i quali dovrebbero essere già contenti di avere il "posto fisso". Cito Tondo, come riportato da Stefano Polzot sul Messaggero veneto:
«Al comparto pubblico non intendo concedere alcun aumento perché in questo momento sono privilegiati rispetto ad altre categorie. Hanno la fortuna di avere il posto e lo stipendio sicuri rispetto ad altri lavoratori che, in questo periodo, sono in cassa integrazione».
Insomma: nello stesso giorno in cui un Ministro della Repubblica presenta il portale Internet collegato alla sua riforma della Pubblica Amministrazione, il cui scopo più volte dichiarato è individuare i "fannulloni" e premiare (premiare, ripeto) i "produttivi", una dichiarazione del genere, come dire, stride un pochetto, per lingua (il "postofisso") e per immaginario evocato (un'idea indifferenziata di pubblico impiego). Ma non bisognava innovare?
A quel che leggo sul "Messaggero", Tondo afferma tra l'altro (ripetendo un pensiero già espresso nelle settimane scorse) che non intende concedere aumenti ai dipendenti pubblici i quali dovrebbero essere già contenti di avere il "posto fisso". Cito Tondo, come riportato da Stefano Polzot sul Messaggero veneto:
«Al comparto pubblico non intendo concedere alcun aumento perché in questo momento sono privilegiati rispetto ad altre categorie. Hanno la fortuna di avere il posto e lo stipendio sicuri rispetto ad altri lavoratori che, in questo periodo, sono in cassa integrazione».
Insomma: nello stesso giorno in cui un Ministro della Repubblica presenta il portale Internet collegato alla sua riforma della Pubblica Amministrazione, il cui scopo più volte dichiarato è individuare i "fannulloni" e premiare (premiare, ripeto) i "produttivi", una dichiarazione del genere, come dire, stride un pochetto, per lingua (il "postofisso") e per immaginario evocato (un'idea indifferenziata di pubblico impiego). Ma non bisognava innovare?
venerdì 13 novembre 2009
da sicurezza a concurezza
Una persona per strada viene rapinata e picchiata, a quanto pare sotto gli occhi di molti. Lo leggo qui.
Succede in posti dove sembra essere massima la richiesta di sicurezza.
Mi sembra che sarebbe ora di cambiare semantica: non si-curezza, dal latino se-curus, cioè "separato dalle ragioni di preoccupazione".
Questo essere staccato, separato, mi dispiace, ma non mi evoca pace, mi evoca angoscia.
Mi piace meglio "concurezza", che in italiano ancora non c'è: "mi prendo cura di me e degli altri insieme".
Succede in posti dove sembra essere massima la richiesta di sicurezza.
Mi sembra che sarebbe ora di cambiare semantica: non si-curezza, dal latino se-curus, cioè "separato dalle ragioni di preoccupazione".
Questo essere staccato, separato, mi dispiace, ma non mi evoca pace, mi evoca angoscia.
Mi piace meglio "concurezza", che in italiano ancora non c'è: "mi prendo cura di me e degli altri insieme".
martedì 10 novembre 2009
aggiornamento: l'incontro delle Istituzioni sul Consorzio Universitario di Pordenone
Sindaco, Presidente della Provincia, Presidente del Consorzio e Presidente del Polo tecncologico si sono incontrati: questo ne scrive Il Gazzettino, mettendo in rilievo l'intenzione delle Istituzioni di mantenere la presenza universitaria a Pordenone, valorizzando le eccellenze (uso l'espressione riportata a stampa); un po' più problematico il resoconto di Stefano Polzot de Il messaggero veneto, che riporto quasi per intero, non essendone disponibile una versione online:
"Seduti attorno allo stesso tavolo il presidente del Consorzio universitario e della Camera di commercio, Giovanni Pavan, il responsabile del Polo tecnologico di Pordenone, Michelangelo Agrusti, il presidente della Provincia, Alessandro Ciriani, e il sindaco del capoluogo, Sergio Bolzonello.
Pavan ha prospettato la situazione attuale che vede la riorganizzazione dei corsi di ingegneria, frutto dell’accordo tra gli atenei di Udine e Trieste, e gli effetti del trasferimento del Corso in Servizi sociali nel capoluogo giuliano, che vale per il primo anno accademico. Una scelta, peraltro, non particolarmente fortunata se è vero che le immatricolazioni a Trieste sono state inferiori rispetto alle attese.
Altri scossoni, almeno per l’anno accademico attuale e per quello 2010/2011 non ce ne dovrebbero essere, pur in presenza di timori per l’applicazione del decreto Gelmini che spinge ad accorpare i corsi nelle sedi e a superare i doppioni.
Dall’incontro è emersa la volontà di andare a un confronto con i rettori di Udine e Trieste al fine di avere maggiore chiarezza sugli obiettivi futuri e con l’assessore regionale alla Formazione, Alessia Rosolen, relativamente ai contributi che la Regione intende continuare a mettere in campo.
Sta di fatto, però, che è stata archiviata, almeno per il momento, la possibilità che a Pordenone possa essere insediato il corso di laurea specialistica in Economia. La disponibilità da parte del rettore dell’ateneo friulano, Cristiana Compagno, c’era. Il problema è che mancano le risorse. Il nuovo corso, che completerebbe il ciclo di economia, richiederebbe un investimento di 300/400 mila euro e i soci non sono nelle condizioni di poter stanziare ulteriori risorse rispetto alle quote annuali che vengono investite nel polo di via Prasecco. A maggior ragione in un momento, qual è quello attuale, caratterizzato da tagli alle risorse finanziarie che provengono dagli enti sovraordinati che impongono di fare sacrifici e anche consistenti.
L’università a Pordenone, peraltro, ha il vantaggio di autofinanziarsi quasi totalmente e questo è un elemento che pesa nelle scelte che dovranno fare gli atenei di razionalizzazione della loro presenza sul territorio.
Affrontati anche i legami ulteriori che possono essere messi in campo, mentre proseguirà il pressing nei confronti dei Comuni affinché aderiscano al Consorzio. Anche in questo caso, però, il momento non è dei migliori, visto che i municipi, per far quadrare i bilanci, dovranno tagliare le spese."
La sostanza è che corsi nuovi non ce ne saranno; si spera di riuscire, riforma universitaria permettendo, nell'impresa di difendere l'esistente; che si cercano nuovi soci tra i Comuni (cosa assai ardua, in tempi di ristrettezza di bilancio).
Sulla cosa mi son permesso di scrivere alcune mie impressioni in questo blog, le ripeto qui solo in sintesi: forse, sarebbe il caso non tanto (comunque non solo) di vedere cosa salvare, ma di ripensare l'intero sistema della formazione superiore pordenonese, a partire da una serie di domande chiave (che bisogno formativo c'è; quali risorse sul territorio lo possono intercettare; quali prospettive di ricerca si possono percorrere; quali elementi di innovazione si possono sperimentare...).
In ogni caso, negli ultimi tempi, sull'argomento sono intervenuti Augusto Antonucci ed anche, proponendo approcci diversi alla questione, Giuseppe Pedicini ed Enzo Marigliano, nell'ultimo numero della rivista La città.
Seguiremo dunque, a Dio piacendo, l'evoluzione delle cose.
Aggiornamento dell'11/10/2009: oggi "Il Gazzettino" dedica due pagine alla questione, con ampio spazio alle dichiarazioni di Alessia Rosolen, assessore regionale competente (dichiarazioni che suggeriscono molti dubbi sulla qualità e la continuità della presenza dei due atenei regionali nel Consorzio), e quelle di Alessandro Zanetti, il nuovo uomo forte della Fiera di Pordenone, che dichiara la necessità che il Campus pordenonese punti soprattutto ai manager del futuro.
Commento: il crinale si restringe, e a chi vi scrive appare sempre più evidente quanto già scritto, cioè che le Istituzioni politiche, culturali ed imprenditoriali del territorio devono trovare la forza di progettare una totale revisione del sistema di formazione superiore. Che capacità di ricerca c'é; che esigenze formative ci sono; che cosa vuol dire la nostra cominità nei prossimi 10-15 anni; che modi si possono trovare (anche con le nuove tecnologie) per favorire il diritto allo studio...l'agenda è chiara.
"Seduti attorno allo stesso tavolo il presidente del Consorzio universitario e della Camera di commercio, Giovanni Pavan, il responsabile del Polo tecnologico di Pordenone, Michelangelo Agrusti, il presidente della Provincia, Alessandro Ciriani, e il sindaco del capoluogo, Sergio Bolzonello.
Pavan ha prospettato la situazione attuale che vede la riorganizzazione dei corsi di ingegneria, frutto dell’accordo tra gli atenei di Udine e Trieste, e gli effetti del trasferimento del Corso in Servizi sociali nel capoluogo giuliano, che vale per il primo anno accademico. Una scelta, peraltro, non particolarmente fortunata se è vero che le immatricolazioni a Trieste sono state inferiori rispetto alle attese.
Altri scossoni, almeno per l’anno accademico attuale e per quello 2010/2011 non ce ne dovrebbero essere, pur in presenza di timori per l’applicazione del decreto Gelmini che spinge ad accorpare i corsi nelle sedi e a superare i doppioni.
Dall’incontro è emersa la volontà di andare a un confronto con i rettori di Udine e Trieste al fine di avere maggiore chiarezza sugli obiettivi futuri e con l’assessore regionale alla Formazione, Alessia Rosolen, relativamente ai contributi che la Regione intende continuare a mettere in campo.
Sta di fatto, però, che è stata archiviata, almeno per il momento, la possibilità che a Pordenone possa essere insediato il corso di laurea specialistica in Economia. La disponibilità da parte del rettore dell’ateneo friulano, Cristiana Compagno, c’era. Il problema è che mancano le risorse. Il nuovo corso, che completerebbe il ciclo di economia, richiederebbe un investimento di 300/400 mila euro e i soci non sono nelle condizioni di poter stanziare ulteriori risorse rispetto alle quote annuali che vengono investite nel polo di via Prasecco. A maggior ragione in un momento, qual è quello attuale, caratterizzato da tagli alle risorse finanziarie che provengono dagli enti sovraordinati che impongono di fare sacrifici e anche consistenti.
L’università a Pordenone, peraltro, ha il vantaggio di autofinanziarsi quasi totalmente e questo è un elemento che pesa nelle scelte che dovranno fare gli atenei di razionalizzazione della loro presenza sul territorio.
Affrontati anche i legami ulteriori che possono essere messi in campo, mentre proseguirà il pressing nei confronti dei Comuni affinché aderiscano al Consorzio. Anche in questo caso, però, il momento non è dei migliori, visto che i municipi, per far quadrare i bilanci, dovranno tagliare le spese."
La sostanza è che corsi nuovi non ce ne saranno; si spera di riuscire, riforma universitaria permettendo, nell'impresa di difendere l'esistente; che si cercano nuovi soci tra i Comuni (cosa assai ardua, in tempi di ristrettezza di bilancio).
Sulla cosa mi son permesso di scrivere alcune mie impressioni in questo blog, le ripeto qui solo in sintesi: forse, sarebbe il caso non tanto (comunque non solo) di vedere cosa salvare, ma di ripensare l'intero sistema della formazione superiore pordenonese, a partire da una serie di domande chiave (che bisogno formativo c'è; quali risorse sul territorio lo possono intercettare; quali prospettive di ricerca si possono percorrere; quali elementi di innovazione si possono sperimentare...).
In ogni caso, negli ultimi tempi, sull'argomento sono intervenuti Augusto Antonucci ed anche, proponendo approcci diversi alla questione, Giuseppe Pedicini ed Enzo Marigliano, nell'ultimo numero della rivista La città.
Seguiremo dunque, a Dio piacendo, l'evoluzione delle cose.
Aggiornamento dell'11/10/2009: oggi "Il Gazzettino" dedica due pagine alla questione, con ampio spazio alle dichiarazioni di Alessia Rosolen, assessore regionale competente (dichiarazioni che suggeriscono molti dubbi sulla qualità e la continuità della presenza dei due atenei regionali nel Consorzio), e quelle di Alessandro Zanetti, il nuovo uomo forte della Fiera di Pordenone, che dichiara la necessità che il Campus pordenonese punti soprattutto ai manager del futuro.
Commento: il crinale si restringe, e a chi vi scrive appare sempre più evidente quanto già scritto, cioè che le Istituzioni politiche, culturali ed imprenditoriali del territorio devono trovare la forza di progettare una totale revisione del sistema di formazione superiore. Che capacità di ricerca c'é; che esigenze formative ci sono; che cosa vuol dire la nostra cominità nei prossimi 10-15 anni; che modi si possono trovare (anche con le nuove tecnologie) per favorire il diritto allo studio...l'agenda è chiara.
domenica 8 novembre 2009
consorzio universitario pordenonese: le Istituzioni si confrontano
Era cosa nota da qualche settimana, ed anche il vostro umile scrivano l'ha segnalato (rilevando le dichiarazioni del Rettore dell'Ateneo giuliano e quelle di Augusto Antonucci), che -come lo si voglia vedere- il futuro del Consorzio Universitario di Pordenone si fosse caricato di qualche nuvola, legata allo stato di salute dell'Università in genere e degli Atenei presenti a Pordenone in particolare.
Ora le massime istituzioni locali si prendono carico della questione, come dimostra la riunione indetta per domani in Comune a Pordenone. Qui Giovanni Pavan, massima carica del Consorzio Universitario, inquadra la situazione dal punto di vista dei margini operativi del territorio, suggerendo (come aveva già fatto commentando l'intervista del Rettore triestino Peroni) che non sempre "accentramento" significa "razionalizzazione".
E' probabile che la questione sia ben più complicata che il far dei conti su cosa riuscire a tenere e cosa dover necessariamente tagliare: per chi scrive, riguarda un ripensamento dell'intero sistema della formazione superiore del territorio, dei suoi fini, delle sue interazioni, ed immagino che le figure istituzionali che si riuniranno domani agiranno anche in questa direzione.
Ora le massime istituzioni locali si prendono carico della questione, come dimostra la riunione indetta per domani in Comune a Pordenone. Qui Giovanni Pavan, massima carica del Consorzio Universitario, inquadra la situazione dal punto di vista dei margini operativi del territorio, suggerendo (come aveva già fatto commentando l'intervista del Rettore triestino Peroni) che non sempre "accentramento" significa "razionalizzazione".
E' probabile che la questione sia ben più complicata che il far dei conti su cosa riuscire a tenere e cosa dover necessariamente tagliare: per chi scrive, riguarda un ripensamento dell'intero sistema della formazione superiore del territorio, dei suoi fini, delle sue interazioni, ed immagino che le figure istituzionali che si riuniranno domani agiranno anche in questa direzione.
venerdì 6 novembre 2009
inneres Auge di Franco Battiato
Il testo della novità di Franco Battiato -oggi su SkyTG24 passavano una parte del video- l'ho trovato qui
INNERES AUGE
Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?
Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente
La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge
La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare,
ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!
Il clima è quello di "Povera patria" del 1991 e di "Delenda Carthago" del 1993, sembrerebbe: musicalmente, torniamo ai temi eoici del tump-tump. Come in passato, nei momenti duri, Battiato allude alla realtà del quotidiano e guarda poi sub specie aeternitatis.
INNERES AUGE
Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?
Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente
La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge
La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare,
ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!
Il clima è quello di "Povera patria" del 1991 e di "Delenda Carthago" del 1993, sembrerebbe: musicalmente, torniamo ai temi eoici del tump-tump. Come in passato, nei momenti duri, Battiato allude alla realtà del quotidiano e guarda poi sub specie aeternitatis.
consigli di classe
Consigli di classe, oggi, con la meravigliosa presenza dei genitori e dei ragazzi, questi potenti concentrati d'intelligenza, e aspirazioni, e intelligenza, e contraddizioni.
Prima di entrare in aula, come monito, m'imprimo bene in mente questa poesia di Alda Merini, che s'intitola "Ai giovani" e che si può trovare qui:
Bella ridente e giovane
con il tuo ventre scoperto,
e una medaglia d'oro
sull'ombelico,
mi dici che fai l'amore ogni giorno
e sei felice e io penso che il tuo ventre
è vergine mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l'amore
che non ho avuto
vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.
Una cosa, questa, che offre parola ad una sensazione che ho avuto la settimana scorsa, attraversando i cortili della Sapienza a Roma: una quantità straordinaria di energie, d'intelligenze, di passioni -o la si ammira o se ne resta spaventati, ma indifferenti proprio non si può.
Prima di entrare in aula, come monito, m'imprimo bene in mente questa poesia di Alda Merini, che s'intitola "Ai giovani" e che si può trovare qui:
Bella ridente e giovane
con il tuo ventre scoperto,
e una medaglia d'oro
sull'ombelico,
mi dici che fai l'amore ogni giorno
e sei felice e io penso che il tuo ventre
è vergine mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l'amore
che non ho avuto
vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.
Una cosa, questa, che offre parola ad una sensazione che ho avuto la settimana scorsa, attraversando i cortili della Sapienza a Roma: una quantità straordinaria di energie, d'intelligenze, di passioni -o la si ammira o se ne resta spaventati, ma indifferenti proprio non si può.
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